di Simone Bartoli -Segretario Articolo Uno Toscana
La Direzione Nazionale di Articolo UNO di sabato scorso ha avuto il merito di rendere esplicito un dibattito che esiste e di cominciare ad affrontare seriamente le prospettive legate alla ricostruzione di un grande Partito della Sinistra nel nostro Paese. Penso che questa discussione dovrà essere oggetto del nostro prossimo Congresso Nazionale, statutariamente previsto per i primi mesi del 2022. Ma cominciamo dall’inizio. Le recenti elezioni amministrative hanno segnato una importante vittoria del Centro-Sinistra in tutte e cinque le grandi città italiane che andavano al voto: Milano, Napoli, Bologna, già al primo turno, poi anche Roma e Torino. Questa vittoria, che va oltre le più rosee aspettative, mette in evidenza il fatto che la Destra non ha affatto già vinto le prossime elezioni politiche, come la grande stampa del nostro Paese vuole farci credere ormai da diversi mesi. La partita è invece ancora aperta e per questo bisognerà riflettere seriamente su come condurla.
Perché è altrettanto chiaro che questa importante vittoria non deve creare l’illusione di aver già vinto anche il prossimo passaggio elettorale, quello appunto per il Governo del Paese. In particolare occorre una seria riflessione sul dato preoccupante dell’altissima astensione dal voto. Un’astensione che si registra soprattutto nelle periferie dei grandi centri urbani, cioè in quella parte della popolazione economicamente e socialmente più debole e forse anche con minori risorse culturali. Cioè quella parte di popolazione che dovrebbe costituire naturalmente il bacino elettorale della Sinistra e, in ogni caso, quella parte della popolazione che la Sinistra dovrebbe ambire a rappresentare: i ceti sociali più deboli ed emarginati. Per dirla con Pier Luigi Bersani, non siamo certo ancora riusciti a tirare fuori dal bosco tutto il nostro potenziale elettorato, anzi sempre più persone continuano a nascondersi in quel bosco.
Allora io vedo due questioni che si aprono dopo questo passaggio elettorale. La prima questione è quale tipo di alleanza vogliamo costruire per contrapporci alla Destra. Cioè, quale tipo di proposta elettorale vogliamo presentare al Paese per candidarci al Governo dell’Italia. Penso che dobbiamo certo costruire un campo largo democratico e progressista, ma penso anche che questo campo oltre ad essere largo debba essere chiaro. Non si tratta di mettere veti nei confronti di nessuno, ma una coalizione di Centro-Sinistra deve pure dire con chiarezza quale sarà il profilo politico del Governo che intende realizzare. La chiarezza implica che nella coalizione non può esserci spazio per chi oggi vota con la Destra per l’affossamento del ddl Zan, o per chi con la Destra fa accordi in Sicilia. Su questo credo che sarebbe opportuno chiedere ai nostri alleati, a cominciare dal PD, non solo parole di chiarezza, ma anche fatti conseguenti.
La seconda questione è quale tipo di ruolo vuole svolgere Articolo UNO in questa coalizione. Sono convinto che le ragioni di fondo che hanno portato alla nascita di Articolo UNO siano sempre valide e cioè il tentativo di ricostruire un grande Partito della Sinistra che dia rappresentanza soprattutto alla “questione sociale”. Deve tuttavia essere chiaro a tutti che questo obiettivo non si realizzerà nel breve periodo, ma proprio perché richiede la messa in discussione della situazione esistente, richiederà tempi medio-lunghi per la sua riuscita. E’ chiaro altresì che questo obiettivo non si può realizzare se non è per primo il PD a cambiare. Perché il Partito che vogliamo ricostruire non può essere il PD. Il PD è un progetto fallito perché erano sbagliati i due presupposti su cui si basava: da un lato l’idea del Partito a vocazione maggioritaria, dall’altro l’idea del Partito post-ideologico. E non basteranno le cosiddette Agorà per riformarlo.
Allora penso che in questa fase ci sia ancora bisogno di una forza politica che sia attrattiva tanto da essere sufficientemente importante, da un lato per dare una terza gamba a vocazione sociale alla coalizione tra PD e 5S, dall’altro per costringere i nostri alleati a rimettersi in discussione per costruire insieme una Sinistra nuova. Per questo occorre investire con ancora maggiore convinzione sul progetto di Articolo UNO, facendoci promotori di una chiamata per riaggregare le forze sparse della Sinistra, per far uscire chi continua a star nascosto nel bosco, per dare rappresentanza al lavoro e alla questione sociale. Occorre abbandonare ogni timidezza, uscire dalla logica delle liste arlecchino, irriconoscibili e pertanto senza possibilità di avere alcun successo elettorale. Occorre presentarsi al Paese per quello che siamo, con un progetto chiaro e riconoscibile, con la leadership apprezzata che possiamo mettere in campo.